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Peer-to-peer, una questione difficile

C’è chi sostiene che l'uso delle reti  P2P  (peer-to-peer) per scaricare e condividere contenuti via internet non implichi pirateria, ma che sia un nuovo modo trasmettere il sapere, sta di fatto però che il P2P non avrebbe avuto successo se non fosse stato per la diffusione di contenuti illegali, infatti c'è ben poca gente che lo utilizza solo per materiale legale… Il logo di eMule

In questi ultimi anni si è sentito molto parlare del termine peer-to-peer, associato a programmi che lo sfruttano come eMuleShareaza (per citarne solo alcuni), a cosa è dovuta la sua diffusione improvvisa?

Non credo sia necessario soffermarsi troppo sul motivo: la diffusione della banda larga ed il possesso di un PC hanno permesso di avere in un modo più semplice e più economico, ciò che prima bisognava comprare (per esempio un CD musicale), non con pochi soldi. Basti pensare che, se mi viene in mente una canzone, basta che in uno di questi programmi scrivi il titolo e subito ce l’ho a disposizione. È decisamente molto più comodo che andare in un negozio a farsi “rapinare” per un CD che forse neanche mi piacerà.

Il logo di ShareazaOvviamente alle case che vendono musica questo fenomeno non può piacere, in quanto porta loro via gran parte del profitto che potrebbero avere se l’unica fonte di musica fossero loro (cosa che non è mai stata, perché anche prima i giovani si copiavano fra di loro i CD, anche se la situazione non è mai stata grave come lo è adesso).

Questo provoca una sorta di negatività da parte delle major verso il P2P, visto come strumento per scambiarsi materiale che dovrebbe invece venire pagato alle case musicali e cinematografiche con conseguenze anche per quanto riguarda articoli di legge, con successivi casi di applicazioni di sanzioni, anche pesanti. Il fenomeno è aumentato e aumenta ancora comunque esponenzialmente.

Questo a sua volta ha provocato una ondata di proteste da parte di quelli favorevoli al P2P. Questi si dividono in due parti:

  • una parte favorevoli all’uso del P2P ma solo per condividere contenuti legali (per esempio software open source , vecchi cartoni e documentari,…);
  • un’altra che vorrebbe rendere lo scambio di qualsiasi contenuto, anche protetto dai diritti di autore “legale”, scavalcando così le major.

Partiamo dalla seconda, sostenuta da alcuni: cosa spingerebbe le case musicali a produrre più materiale se alla fine (magari non subito poiché c’è ancora qualcuno che compra CD) rischiano di avere un profitto quasi nullo? Alla fine il danno ricadrebbe su di noi.

La prima è invece sostenuta da parecchi: questi pensano che con il P2P si possa trasmettere molte forme di sapere, software open source e contenuti non più detenuti dalle major semplicemente condividendo il materiale che si ha con il proprio computer e scaricando quello che non abbiamo dagli altri peers. È una alternativa rispetto al server tradizionale, che deve essere mantenuto con un certo costo, da cui tutti scaricano e nessuno contribuisce.

Però sta di fatto che l’interesse della gente non è molto puntato su questo tipo di contenuti liberi, ma su quelli per i quali bisognerebbe invece spendere. Ed è per questo che le reti P2P hanno avuto questo successo, non per certo per i contenuti open source.

Come risolvere il problema della pirateria allora? Beh risolvere immediatamente è impossibile, in quanto la pirateria ci sarà sempre, si potrebbe solo attenuarla offrendo per esempio il download di musica e film via internet ad un prezzo ragionevole (non come l’iTunes Store che è ancora troppo costoso), per esempio a 0,30 centesimi di euro al brano rendendo il download legale più facile di quello illegale, poi forse ce ne sono altri...

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